| SCUOLA, È CONFERMATO: NESSUNA RIFORMA SOLO TAGLI |
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Si è tenuto a Borgomanero sabato scorso il dibattito del Circolo del Buon Governo su “Scuola e Università: il cambiamento possibile.” Lo scopo dell’incontro era illustrare la bontà dei provvedimenti sulla scuola adottati dalla maggioranza parlamentare. Infatti, i partiti di governo, superata la prima ondata di protesta nelle scuole, tentano ora seppure con strategie differenti di riprendere il “controllo dell’agenda politica” e di recuperare consensi. Sostenuta da un’offensiva mass-mediatica massiccia e battente, ora l’iniziativa della destra si trasferisce sul terreno locale con manifestazioni come quella dello scorso 8 novembre alla fonoteca Marazza. Al di là dei temi trattati, l’incontro ha goduto di ampia eco sui giornali locali a tutta conferma della posizione egemone e della capacità di condizionamento che la destra ha ormai consolidato nel campo dell’informazione. Insomma, un pubblico di poche decine di simpatizzanti dei partiti al governo ha un peso specifico mediatico di gran lunga superiore a quello delle migliaia tra docenti, genitori e studenti che con una passione civile che si credeva perduta hanno costruito giorno dopo giorno l’opposizione al decreto Tremonti-Gelmini nel Novarese e nel VCO. Eppure i relatori del Circolo del “Buon” Governo hanno accusato gli oppositori di essere disinformati, di non conoscere e di travisare i provvedimenti ministeriali, un’accusa che può essere facilmente ritorta: quando mai il governo ha ascoltato l’opposizione, le sue ragioni, le sue richieste, e dimostrato una reale volontà di dialogo? Soprattutto un’accusa del tutto immotivata e, per Borgomanero, basta portare a prova l’ordinata e numerosissima assemblea del 24 ottobre scorso all’auditorium di via Moro, durante la quale genitori e docenti hanno ascoltato in religioso silenzio la meticolosa illustrazione dei provvedimenti governativi. All’atto dell’apertura della discussione, gli organizzatori della riunione sono giunti al punto di chiedere al pubblico di evitare interventi di carattere “politico” e di limitarsi a domande “tecniche”: una scelta incomprensibile e di avvilente ribasso che tuttavia, a distanza di un paio di settimane, acquista almeno il pregio di porre in massimo rilievo l’impostazione del tutto diversa e propagandistica della manifestazione dell’8 novembre alla Marazza. Qui il “dibattito” in sé non ha portato, né poteva portare, elementi di novità. Dalle parole dei promotori dell’iniziativa è uscita la conferma che non esiste nessuna riforma della scuola e che ci troviamo di fronte solo a un disegno di diminuzione della spesa pubblica, cioè di puri e semplici tagli. Il “cambiamento” promesso ci sarà eccome ma solo in peggio: con meno soldi, meno ore di lezione, meno personale, meno scuola pubblica non ci potrà essere più qualità dell’istruzione bensì soltanto più ignoranza e un declino più accentuato del nostro paese. Gli organizzatori della manifestazione dell’8 novembre hanno raccolto attorno a un tavolo illustri professori politicamente schierati ma presentati come neutrali “rappresentanti del mondo della scuola e delle associazioni di settore.” Insomma, un “dibattito” a senso unico, senza facinorosi dissenzienti: se la sono suonata e se la sono cantata in perfetta serenità e armonia. E sono riusciti anche a trovarsi d’accordo; risultato, a dire il vero, nient’affatto scontato vista la confusione e l’approssimazione che regnano nella maggioranza parlamentare. In realtà, il Circolo del “Buon” Governo, organizzazione importata nel Novarese dal parlamentare forzista Daniele Galli alcuni anni fa, e i suoi esponenti non sono nuovi né a scorrerie nel campo della scuola né a simili metodi di propaganda politica. Basta ricordare in proposito un altro “incontro-dibattito” sull’ “Identità dell’Occidente”, al Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Borgomanero martedì 6 marzo 2007. In quella circostanza, i liceali furono precettati in ore di lezione per ascoltare le parole della prof.ssa Giuliana Creola, presidente del locale Circolo del “Buon” Governo e insegnante della scuola, di Angelo Crespi, direttore del “Domenicale” di Dell’Utri, di Gianluigi Paragone, già direttore della “Padania” e vicedirettore di “Libero”, e di Valter Maccantelli, segretario del Centro Studi Nuove Religioni, emanazione dell’organizzazione integralista Alleanza Cattolica. Il tutto si risolse in una passerella di propagandisti ed esponenti delle think tank generosamente finanziate dai governi di destra. L’iniziativa fu materialmente predisposta dal “Buon” Governo di Borgomanero e pubblicizzata sui siti di Forza Italia e di Motore Azzurro. Chiarissimo ed esclusivo fu il suo intento ideologico. Il “dibattito”, improntato alle logiche del conflitto di civiltà, raggiunse il punto più sconcertante quando uno dei relatori invitò - “provocatoriamente”, scrisse allora un cronista fin troppo benevolo - gli studenti ad affrettarsi a fare figli per contrastare l’esplosione demografica… islamica. Altro che valorizzazione della professione docente, clima di serenità, rispetto per le scelte ducative, maggiore preparazione e qualità! Se il giorno si vede dal mattino, possiamo facilmente immaginare quale sarà la futura scuola del “Buon” Governo: arroganza partitica, ideologia faziosa e indottrinamento selvaggio. Il copione sperimentato allo Scientifico lo scorso anno è stato riprodotto fedelmente l’altro sabato alla Marazza: stessa regista, stesso estremismo ideologico, stessa connotazione “cesaro-papista”. Infatti, vi hanno preso parte la neodeputata del PdL, la milanese Elena Centemero, componente dal mese di maggio della commissione parlamentare istruzione; Renato Pistillo, direttore dell’associazione Diesse, aderente alla ciellina Compagnia delle Opere; Enrico Renghini, dallo scorso anno consigliere di facoltà all’Università di Torino ed esponente del circolo universitario torinese del PdL; il presidente della sezione piemontese dell’ANP, l’associazione dei presidi, Mario Perrino, le cui inclinazioni sono magistralmente illustrate dal titolo di una sua relazione tenuta al D’Azeglio di Torino sulla crisi della scuola italiana: “All’origine dei guasti: l’egualitarismo e le riforme di ‘rottura’ del 1969”. Quest’ultimo ha, tra l’altro, significativamente evidenziato come il ministero abbia recepito alcune richieste che l’associazione dei capi d’istituto aveva da tempo formulato. L’insegnamento più importante che il “dibattito” dell’8 novembre ha portato riguarda i limiti del movimento a Borgomanero, specialmente nelle scuole superiori. Proprio le sue incertezze e debolezze danno vigore a iniziative come quella del “Buon” Governo. E non sarebbe la prima volta che la destra riesca a farla franca non per la propria forza ma per incapacità dell’opposizione politica e passività della società civile. |














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