|
Le rilevazioni OCSE collocano il nostro paese tra i fanalini di coda nel campo dell’istruzione. Se quei numeri avessero riguardato qualche aspetto dell’operato del governo, apriti cielo! Ci sarebbe stata la consueta sollevazione mediatica con accuse, insulti e urla “al complotto comunista”, insomma tutte quelle maleducate e inutili intemperanze a cui da anni siamo adusi. Invece, la scuola italiana è come la crocerossa in guerra. Tutti possono sparare senza temere alcuna risposta al fuoco: organismi internazionali come cittadini comuni, uomini qualunque come persone che non hanno nemmeno una pallida idea di che cosa sia un’aula o un libro, giornalisti sciatti e poco informati come politici incompetenti; insomma, proprio tutti. I dati OCSE pongono altresì le nostre scuole private tra le peggiori delle nazioni sviluppate. La stessa Fondazione Agnelli, che ambisce a svolgere il rimunerativo ruolo di sistema nazionale di valutazione degli istituti scolatici, non ha potuto che confermare questa cruda realtà storica.
In ogni caso, a leggere bene l’insieme di queste statistiche, la mediocre performance della scuola italiana è il risultato di due prestazioni distinte: una, quella della scuola pubblica del nord e di qualche raro istituto privato, che tutto sommato è nella media OCSE; l’altra, quella di una parte purtroppo consistente della scuola pubblica del nostro Meridione e della massa degli istituti privati, inequivocabilmente scarsa e insufficiente, per non dire peggio. Le due questioni vanno distinte. Nel primo caso, paghiamo con amarissimi e salatissimi interessi quella famosa Questione Meridionale che le nostre classi dominanti più o meno liberali non hanno mai nemmeno tentato di affrontare da 150 anni a questa parte. Nel secondo caso, ci troviamo di fronte a una giungla che cresce in silenzio giorno dopo giorno. Le sue radici succhiano abbondanti e preziose sostanze nutritive dai finanziamenti di stato, regioni ed enti locali, dalla confusione creata ad arte, dalla condizione d’insicurezza e dallo strangolamento della scuola pubblica. A chi non è capitato di leggere pubblicità di istituti privati e diplomifici, nuovi o miracolosamente
risorti in questi ultimi anni, che promettono progetti educativi altisonanti, pieni di paroloni che vanno di moda, o addirittura prestazioni mirabolanti e zippate, per esempio, il recupero di tre-quattro anni scolastici con un anno di frequenza alla privata e promozione assicurata?
D’altra parte, in un Paese corrotto che si sta assuefacendo a occupare le ultime posizioni delle classifiche internazionali in settori ben più importanti, come possiamo pretendere di avere una scuola di eccellenza? Fino a prova contraria e in queste condizioni, sono la società nel suo complesso e la politica a incidere negativamente sul sistema scolastico e non viceversa.
E allora? Delle due l’una: o i dati OCSE sono falsi oppure sono veri e quindi non si capisce, per esempio, come il quotidiano a maggiore diffusione nazionale, che giustamente non perde occasione per denunciare il deterioramento del nostro sistema pubblico d’istruzione, si sia impegnato in questi giorni in una aperta campagna di sostegno alle iscrizioni nelle scuole private. Per esempio, il “Corriere della Sera” del 10 novembre titolava: “Elementari: fuga dalle statali, in fila per le private”. In realtà, si apprende dall’articolo che l’aumento della domanda, nella ricca Milano dove queste scuole godono delle amorevoli cure e dei sostanziosi appoggi dell’amministrazione, è di appena il 15%. Data la modesta consistenza delle scuole paritarie, si tratta di una cifra minima e ben lontana dal rappresentare non solo una “fuga” ma anche un’innocente “fuitina”. Continua il giornale di via Solferino: “Besozzi [una sociologa della Cattolica]: famiglie smarrite. La scuola pubblica? Poche risorse e troppi stranieri”. Anche questo è un messaggio assai poco edificante, specialmente in un paese cattolicissimo che, proprio in coerenza con le proprie radici cristiane, dovrebbe essere il più aperto nei confronti degli ultimi invece di emarginarli separandoli dai suoi figli. Completa il servizio una lettera di una “mamma milanese” che si dichiara “non fanatica della scuola privata”, ma che si mette in coda alle sette del mattino perché vuole a ogni… costo iscrivere la figlia alla prima elementare di una scuola privata meneghina. Se non è questo un buon servizio giornalistico di pubblicità alla scuola privata…
In ogni caso, la sindrome di Gian Burrasca dilaga e, nella stessa scuola di stato, non difettano gli insegnanti che iscrivono i loro figli alle scuole private di cui arrivano persino a decantare pregi tanto nascosti che non tutti possono vedere facilmente. Un tempo si sarebbe detto che “sputano nel piatto in cui mangiano” e sarebbe auspicabile che, per dignità e coerenza, queste persone lasciassero il posto nella scuola statale ai giovani e ai precari per migliorare ancora di più, col loro generoso apporto, la qualità di quel privato che, guarda caso, sarebbe per loro un pagatore assai stitico e molto più avaro. Insomma, un’altra perla nera da aggiungere alla collana dell’arte di “arrangiarsi” e di quel familismo amorale per il quale siamo rinomati nel mondo.
Tornando alla prodiga apertura di credito del Corrierone, c’è da chiedersi per quali motivi bisognerebbe sostenere e privilegiare una scuola privata che nessuno dei nostri vicini - e nemmeno la Fondazione Agnelli - ci invidia invece di risolvere i problemi di una scuola pubblica che non è affatto da buttare e, senza ombra di dubbio, è migliore? Tuttavia, c’è un’altra domanda ancora più importante: davvero qualcuno pensa che, ridimensionando la scuola pubblica e favorendo quella privata, cresca la qualità dell’istruzione in Italia? Ormai, siamo alle soglie delle feste e si vede che qualcuno crede ancora nella befana. Allora, non lamentiamoci se, in un calzino puzzolente, ci troveremo solo una scaglietta di carbone. Ovviamente, come insegna il mitico Bart Simpson, resterebbe il calzino… da ciucciare fino alla consunzione.
|
Commenti
“dei risultati raggiunti dagli alunni sarebbe infatti ridotta a una sorta di verifica interna agli istituti quasi pro-forma.” A questo non ho mai ottenuto risposta forse perché porterebbe a chiedersi cosa hanno fatto gli insegnanti. Sembra che chiedere di valutare il lavoro di un insegnante sia TABU’! E’ la normalità in tutto il Mondo, in tutte le Professioni, in Italia NO. Non incominciamo a discutere, chi, come, quando, cosa, perché, dove! Schema logico, ma sinonimo di “tiriamo per le lunghe”! In parte ci sono già gli strumenti (INVALSI PISA ecc.) basta usarli seriamente e aver voglia di fare! Mi sembra manchino soprattutto queste due cose! “ liberale sempre
“Siamo d'accordo. Sono anch'io per un controllo maggiore ed una maggiore responsabilizzazione di tutta la Pubblica Amministrazione, e anche di tutte le funzioni all'interno della Società” GiàCarta
Non credo che i due in questione siano la Befana, cmq vai a stendere i tuoi panni e i calzini ciucciati …
“dei risultati raggiunti dagli alunni sarebbe infatti ridotta a una sorta di verifica interna agli istituti quasi pro-forma.” A questo non ho mai ottenuto risposta forse perché porterebbe a chiedersi cosa hanno fatto gli insegnanti. Sembra che chiedere di valutare il lavoro di un insegnante sia TABU’! E’ la normalità in tutto il Mondo, in tutte le Professioni, in Italia NO. Non incominciamo a discutere, chi, come, quando, cosa, perché, dove! Schema logico, ma sinonimo di “tiriamo per le lunghe”! In parte ci sono già gli strumenti (INVALSI PISA ecc.) basta usarli seriamente e aver voglia di fare! Mi sembra manchino soprattutto queste due cose! “ liberale sempre
“Siamo d'accordo. Sono anch'io per un controllo maggiore ed una maggiore responsabilizzazione di tutta la Pubblica Amministrazione, e anche di tutte le funzioni all'interno della Società” GiàCarta
Non credo che i due in questione siano la Befana, cmq vaDA a stendere i Suoi panni e i calzini ciucciati …
CEPU 7.000 euro per preparare uno studente al superamento di due(2!) anni scolastici 4a e 5a superiore, all'esame si presenta con un bellissimo e sostanzioso programma di studi svolti, almeno sulla carta: prove scritte media del 2,5; all'orale scena muta in quasi tutte le materie, italiano domanda su Manzoni risposta "ho solo studiato l'inferno" (sic!)
capisco che se vuoi spremere pecunia dalle famiglie devi portare a credere che il poveretto non studia a causa di quei cattivoni e impreparati insegnati delle scuole pubbliche, guai a provare a spiegare che sei un somaro nel pubblico, se ti trasformi in un purosangue nella scuola privata forse c'è qualcosa che non funziona nelle valutazioni di quest'ultima. Forse l'OCSE si riferiva alla preparazione degli studenti di certe scuole privati o no?
Posso dissentire su alcune cose e discuterle con A. Vecchi,che scrive correttamente e con chiarezza, non degnerei di nessuna considerazione Olmert, che scrive in modo confuso e incomprensibile e con qualche...scivolone non da poco.
dello scrivere correttamente, cara Maestrina Coraci, non m'importa in un blog! Sono storie, pretesti per chi non ha argomenti!
Caro Bart, CEPU e cose simili (per chi è vecchio di Borgomanero e zona, IVIGLIA e CAVOUR) ce ne sono sempre state! Non erano nell'OCSE e non sono oggetto della discussione tra GiàCarta e Liberale Sempre!
Non vi ha risposto A V, ma non ri risponderà mai! a stendere i panni e ciucciare calzini!
da come scrivi ci fai pensare che sei uno che si è diplomato per posta alla scuola radio elettra,
chi parla male ragiona male
addio
e sempre lì cadete quando non avete argomenti veri!
Vladimir Ulyanov scriveva magnificamente, ma che pensasse bene ...
a stendere i panni e cicciare i calzini!
RSS feed dei commenti di questo post.